A quanto pare la dichiarazione di Monti sui cittadini tra i 30 e i 40 anni non è passata inosservata e, soprattutto, non è stata ben digerita da coloro che, come me, si sono sentiti chiamati in causa.
Che sia un periodo difficile nessuno lo nega; la crisi, l’instabilità generale, la mancanza di certezze non aiutano di certo chi ancora non ha messo delle vere e proprie radici, soprattutto lavorative; ma sentirsi definire “generazione perduta”, incasellati dentro un destino già deciso, quasi compatiti…beh, no! Non lo accettiamo davvero!
Perché saremo anche una generazione che ha incontrato e dovrà incontrare più difficoltà di altre, ma di certo non abbiamo nessuna intenzione di rassegnarci e, meno che meno, accettiamo che gli altri lo facciano per noi.
Così, grazie ad alcuni promotori tra cui Ernesto Belisario, Stefano Epifani e Guido Scorza, il gruppo di giovani “erranti” ha da poche ore un punto di ritrovo dove discutere, pianificare, agire: il sito internet Generazione Perduta, la pagina Facebook e un hashtag per Twitter, #generazioneperduta. Cinque le parole d’ordine: rispetto, merito, impegno, progetto e fiducia.
Cosa fare adesso? Partecipare. E ritengo che la partecipazione debba essere e sarà di tutti, compresi gli under 30 e gli over 40, perché nessuno vuole sentirsi padre, madre, fratello o amico di un “perduto” (che espressione infelice, caro Monti…).
Allora tutti a firmare il manifesto perché se siamo insieme, nessuno è perduto!





* Cara Silvia, il prof. Monti è ormai sovente a questi attacchi verso la nostra generazione. Da Martone in poi ogni settimana una nuova. Ultima la sparata su Wired, non nuovo a queste iniziative a sostegno del governo.
Sicuri che siamo una ’lost generetion’ come ci hanno etichettato o c’è di più sotto? Obbligatoria una precisazione. Per me “perduta” è e rimarrà un participio relegato al suo “passato”. Non vuole essere l’osservazione una forma di provincialismo o la negazione di sfumature da ricercare in altri lemmi linguistici. Ma apriamoci alla società moderna e rifuggiamo da certe dichiarazioni perché non siamo una generazione ’perduta’ intesa come ’passata’, ormai condannata al suo oblio. Noi siamo la generazione del presente la quale vive un mondo diverso dai nostri genitori. Siamo una generazione che deve pagare i debiti lasciati senza goderne i benefici ma che non deve vivere nel rancore per la condizione attuale.
Noi siamo una ’generazione sociale’, ’aperta’ e ’condivisa’ perché condivisa è la nostra condizione generale. Non ci sono scontri di classi, come ci dicono, perché non ci sono più le classi. Siamo una generazione globale perché connessi in reti sociali. E su queste premesse che dobbiamo ripartire. La società è cambiata perché cambiano i soggetti alla base dei #sistemapaese. Smettiamo di guardare alle singole realtà, a Roma, Italia, Germania, Europa, America e Asia: apriamoci al mondo nel suo insieme! Custodire sì le nostre tradizioni e la nostra cultura, ma non rimanerne schiavo. Lo sbaglio di fondo di questo dibattito? Continuiamo a guardare l’oggi con gli occhi passati. Il mondo è cambiato, la società è cambiata, noi siamo cambiati. I nostri padri non cambieranno mai. Invertiamo il gioco delle parti. Spieghiamo noi a loro come funziona la società globale e non accettiamo da loro le lezioni paternalistiche. Il ‘messianico’ Monti, di 69 anni, cosa ci può dire di più di quello che noi già sappiamo della società moderna?! E se qualcuno si ergerà dicendo che un altro messia, Mosé, alla soglia degli ’80 anni’ salvò il popolo eletto dalla tirannide, noi risponderemo che impiegò 40 anni per la traversata del deserto. Abbiamo tutto questo tempo? La società è oggi dinamica, non statica: cambia in fretta.
Non cadiamo nella loro provocazione, che tentano fino all’ultimo di mantenere le redini del gioco instillando il ’senso della colpa’ per le occasioni perdute. Ma accettiamo le nuove sfide cambiando il modo di pensare e di aprirci. Abbiamo le possibilità, i mezzi, la cultura digitale e su valori quali ‘condivisione’ e ‘partecipazioni’ gettiamo nuove basi senza temere di fallire.
Quoto appieno il dibattito aperto su FB da @Fabio Lalli come anche gli autorevoli commenti. E apprezzo molto le sue ultime tre parole conclusive (“nel mio piccolo”) che celano tanta speranza nel domani. Come ho scritto (http://storify.com/fposati/l-ambiente-e-l-insieme-di-unita) «il termine ‘piccolo’ è l’inizio di un nuovo modo di vedere e vivere la società. Acquista una valenza maggiore del significato intrinseco dell’aggettivo, perché associato al quotidiano».
Io non sottoscrivo il manifesto di “generazione perduta” perché non sono il passato. Io sottoscrivo il manifesto di una *generazione digitale*, oggi ritrovata, consapevole dei suoi errori, ma connessa al presente e proiettata al futuro per lasciarlo migliore di come ce lo hanno consegnato. Ce lo chiedono i figli.
FP
*[NdA. il presente commento è tratto da un mio commento sul dibattito aperto nel diario FB @Fabio Lalli sulla 'generazione perduta' e che in questa sede ripropongo con piccoli adeguamenti]