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La Francia censura Facebook e Twitter: ma sarà vero?

Da qualche tempo a questa parte le reazioni della rete sembrano essere incontrollate. Giornalisti, bloggers e opinionisti – italiani e stranieri – si sono ormai assuefatti ad una condizione per cui, ogni qual volta si parli di internet, nuovi media e social networks, sembra essere d’obbligo alzare la voce e incardinare polemiche.

Così è stato anche immediatamente dopo la diffusione di una decisione dell’autorità che controlla le comunicazioni audiovisive in Francia rea, a sentire le voci prevalenti, di aver applicato una vera e propria censura su Twitter e Facebook. In realtà la reazione, automatica e poco ragionata, è stata a mio avviso eccessiva rispetto alla portata della decisione.

Di seguito l’incipit dell’articolo che, sul tema, ho scritto per Leggi Oggi, il quotidiano di informazione giuridica edito dalla Maggioli Editore.

«Quando si parla di social networks importanti, quali Facebook o Twitter, ogni minima limitazione imposta genera reazioni di protesta spesso senza una reale motivazione.

Non fa eccezione il caso dell’ultima decisione presa dal Conseil supérieur de l’audiovisuel (CSA), autorità amministrativa indipendente che, in Francia, ha il compito di garantire l’esercizio della libertà di comunicazione audiovisiva nel rispetto della legge vigente (in particolare la legge n. 86-1067 del 30 settembre 1986).

Il Consiglio, con una lettera inviata ai presidenti dei canali televisivi e radiofonici, ha semplicemente vietato agli stessi di pubblicizzare gli accounts o le pagine dei social networks delle proprie trasmissioni utilizzando esplicitamente il nome di un marchio come, appunto, Facebook o Twitter.

La motivazione è che tale comportamento non avrebbe un carattere informativo ma assumerebbe i connotati della pubblicità clandestina vietata dall’art. 9 del decreto n. 92-280 del 27 marzo 1992: “La publicité clandestine est interdite. Pour l’application du présent décret, constitue une publicité clandestine la présentation verbale ou visuelle de marchandises, de services, du nom, de la marque ou des activités d’un producteur de marchandises ou d’un prestataire de services dans des programmes, lorsque cette présentation est faite dans un but publicitaire”».

Continua a leggere l’articolo su LeggiOggi.


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