Il 3 ottobre il Consiglio Nazionale Forense e il MIUR hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa per promuovere e incentivare la cultura della legalità nelle scuole. Gli Ordini territoriali e gli istituti scolastici potranno stipulare delle convenzioni con lo scopo di arricchire l’offerta formativa con specifici moduli di orientamento sui temi della educazione alla cittadinanza e alla legalità.

Il programma minimo che dovrà essere proposto, salvo l’introduzione di ulteriori argomenti di approfondimento, avrà ad oggetto i seguenti temi:

  • introduzione al diritto, con particolare attenzione ai diritti e doveri costituzionali e alla tutela delle libertà fondamentali;
  • educazione alla legalità e ai valori della democrazia e della partecipazione;
  • educazione alla cittadinanza, ai principi di pari opportunità e alla parità tra i sessi, prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni;
  • educazione al rispetto delle differenze e al dialogo tra le culture, ai principi di solidarietà e di cura dei beni comuni;
  • un modulo pratico.

Difficile, ad oggi, sapere se il Protocollo verrà effettivamente messo in pratica. Poco se ne parla e non sono mancate le polemiche sollevate dalle associazioni sindacali a tutela degli insegnanti di materie giuridiche ed economiche.

La mia opinione, da avvocato, genitore e cittadino, è che sia urgente agire, a prescindere dalle modalità. Che se ne occupino gli insegnanti o gli avvocati, è necessario colmare questo evidente “vuoto educativo” responsabile, anche ma non solo, di molti episodi preoccupanti di violenzamaleducazione, intolleranza.

Purché si faccia, insomma. Se poi deve essere fatto bene, penso che il ruolo di noi avvocati sia di supporto essenziale al lavoro degli insegnanti. Alcune tematiche, a mio avviso, non possono essere affrontate da un insegnante con la stessa competenza di un avvocato specializzato. Mi riferisco, ad esempio, ai temi del cyberbullismo, della privacy, delle conseguenze degli atti illeciti.

Da ultimo, seppur difficilmente realizzabile, il percorso di educazione andrebbe esteso anche ai genitori. Questi ultimi, infatti, si trovano a seguire i propri figli nell’approccio ad un mondo che, spesso, loro stessi non conoscono. Ignorare questa condizione potrebbe portare ad un fallimento di ogni buon proprosito.

Il Protocollo di Intesa ha durata triennale dal momento della sottoscrizione. Speriamo di non dover attendere troppo per le prime applicazioni.

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