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Avvocati: perché un blog

Faccio l’avvocato, perché dovrei aprire un blog? A cosa mi serve? Questa è la domanda a cui devo rispondere ogni volta che racconto ad un amico/collega la mia esperienza e cerco di convincerlo a fare lo stesso.

In effetti per me questa è stata quasi una tappa obbligata: amo scrivere e sono estremamente incuriosita dalla rete. Ma capisco bene anche lo scetticismo degli altri. Il momento non è dei più semplici per la nostra professione e, di conseguenza, tutti vorrebbero spendere il proprio tempo in qualcosa che dia un riscontro immediato.

Se questo è l’obiettivo, lasciate stare il blog!

Aspettative. Penso sia riduttivo parlare solo di visibilità del profilo professionale o di una maggiore accessibilità ai servizi forniti: questo è un risultato che potete ottenere esponendo le vostre competenze in un sito internet indicando campi di specializzazione e canali di contatto. Così sfrutterete sicuramente un modo per farvi conoscere ulteriore, di semplice utilizzo e, soprattutto, a basso costo.

Ma il blog è una cosa diversa prima di tutto in quanto richiede molto più impegno, una partecipazione diretta, tempo da spendere e una certa costanza (nota dolente!). La visibilità e il “ritorno” su un piano  professionale e, perché no, economico arriveranno (forse) solo con il tempo.

Quali possono essere, quindi, i punti di forza del curare un proprio blog personale? Posso riassumerne 3 che ho riscontrato in questi primi 6 mesi di refLex!

1. Si impara a comunicare di più e meglio

Post dopo post noi avvocati possiamo imparare ad esprimerci in maniera diretta, accessibile e di facile comprensione. Possiamo acquisire un dono importantissimo, quello della sintesi: basta con le esposizioni di conoscenza ed il bisogno irrinunciabile di dimostrare di sapere tutto (e anche di più) su un certo argomento! Con il tempo avremo la sicurezza necessaria per limitarci all’essenziale, al pertinente e lasciare le richieste di approfondimenti o di chiarimenti a chi è realmente interessato.

Grazie al blog creiamo, inoltre, lo spazio adatto per raccontare più di quanto si potrebbe fare con un sito professionale e per dare informazioni aggiuntive: passioni, capacità  non strettamente connesse al lavoro di tutti i giorni ma che possono dare valore aggiunto alla professione, per non parlare del nostro lato umano.

Per me, del resto, scrivere qui è una via di fuga da un modo di comunicare la professione (e per professione) che non mi appartiene.

2. Ci si allena ad osservare, rielaborare ed approfondire

Aprite un blog e svilupperete immediatamente una maggiore attenzione verso il mondo esterno.

Il pensiero fisso di un blogger, soprattutto se alle prime armi come me – lo ammetto – è trovare velocemente l’argomento del prossimo post! Così si inizia a scrutare tutto quello che ci passa accanto alla ricerca dell’immagine, la notizia o il dettaglio che sarà oggetto delle nostre prossime riflessioni.

All’inizio sembra essere difficile ma poi, con il primo pizzico di esperienza, ci si rende conto che nel corso delle nostre giornate lavorative gli spunti per scrivere sono ovunque ed innumerevoli…e prima non ce ne eravamo accorti.

3. Si creano occasioni immediate di confronto

Da ultimo, il blog permette di esprimere liberamente ed in tempo reale la propria opinione e, con la stessa immediatezza, incontrare quella degli altri, raccontare la realtà più vicina e trarne occasione di conoscenza delle esperienze distanti. Commenti e repliche sono l’espressione di un dibattito che si sviluppa intorno a ciò che abbiamo pubblicato e che può proseguire successivamente su un altro livello: mail, telefonate, incontri lavorativi. Questo non ha prezzo.

Se i 3 motivi esposti non vi hanno convinto, ne ho uno di riserva: potete sempre aggiungere al vostro profilo LinkedIn il “titolo” di blogger!

 

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0 risposte a “Avvocati: perché un blog”

  1. [...] e questo ci tengo a sottolinearlo ancora, refLex serve ed è servito soprattutto a me, come costante esercizio per ottenere un risultato: [...]

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